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venerdì 24 febbraio 2012

E finalmente la Lupa scese in campo

All'inizio è un sordo rumore di tamburi e di poche voci, poi le voci diventano mille, diecimila e le parole diventano distinte, assolutamente comprensibili fino a diventare un assordante coro ritmato che urla "Alemanno, è finita, la lupa s' è incazzata! Alemanno, è finita..." e nel terso cielo della prima primavera romana appare il fantasma bianco dell'altèra Lupa che tenne a balia i due primi cittadini di Roma Caput Mundi.

L'immagine si ingrandisce in sincronia con l'urlo della folla, fino a coprire la luna, fino a riempire il cielo, gli occhi fiammeggiano e i possenti canini scoperti bramano le lardose chiappe di un vitellone pugliese usurpatore in Campidoglio.

A quel punto il gracile Alemanno si sveglia, sudato, sfatto, immerso in un fetore insopportabile e annaspa cercando l'interruttore dell'abat jour.

L'improvvisa debole luce lo rassicura, ma non riesce ancora a placare l'incontrollato ritmo cardiaco;  si mette seduto, i piedi nelle morbidose pantofoline a forma di teschio con su scritto "me ne frego", le mani sfregano il volto a rassicurare che l'incubo è finito ma il pensiero vola angosciato al suo prestigoso ufficio: "n'antra vorta co' le occhiaje... e che je posso dì a quella gente infame, che so' stato a letto co' la Binetti? O sanno tutti ormai che manco i trans me vonno più."

Ed incomincia la stressante veglia.



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