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mercoledì 10 ottobre 2012

Campanilismo

Chi ha avuto l'opportunità di nascere in città famose per la loro bellezza naturale o artistica dà per scontato quanto vede, senza osservare, intorno a sè, e quel patrimonio inestimabile si banalizza ai suoi occhi di quotidiano visitatore.

In chi questa opportunità non la ha avuta e deve spendere soldi e tempo per una fugace visione di quell'incanto, nasce spontaneo un senso di sprezzante invidia.

Figuratevi un Marchionne, pluripassaportato, più volte elogiato da Obama, un po' meno dai lavoratori Fiat, che quando deve parlare della sua città natale (Chieti) finge maldestramente di cincischiare con i suoi passaporti e poi si mette a parlare di Chrysler, quanto possa sopportare che un presuntuoso ragazzotto che non possiede neanche una fabbrica di motociclette possa vivere nella favolosa Firenze, mentre lui respira le emissioni delle sue creature in quel di Chicago.

Da qui a prendersela con il caveau dell'arte mondiale è stata solo una casuale provocazione, niente di meditato.

Non medita sugli impegni presi e non mantenuti, figuriamoci se medita per dire cazzate.



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