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giovedì 11 aprile 2013

Democrazia, questo fragile tesoro di immenso valore

C'è una orribile canzone sanremese degli anni '50 che incomincia così: "lungo un viale ingiallito d'autunno, tristemente mi hai detto 'è finita'".

Mi è venuta in mente pensando a due precari frequentatori di questa nostra attuale democrazia, messa a ferro e fuoco da leggi elettoriali porcate, da masnadieri e da corsari sempre più avidi vedendola rantolare nella più squallida indifferenza di tanti scilipoti.

I personaggi sono il sanguigno ragioniere di via Pré e l'anemico putto fiorentino, ambedue partiti velleitariamente, armati chi di randello e chi di obbligo di rottamazione, a caccia del pirata dei pirati, tale Morgan d'Arcore.

L'inizio è stato roboante e l'eterea e affascinante signora Democrazia è stata colta alla sprovvista dalla sortita di questi due, apparsi inopinatamente uno dal cavetto del telefono e  l'altro dal cuore del più democratico dei partiti italiani.

Chi non si è fatto prendere di sorpresa è stato proprio il pirata capo, fortunosamente sopravvissuto lanciandosi, novello Schettino, per primo nella scialuppa di salvataggio.

Ci sono stati momenti di sbandamento fra noi italiani. ma ora, a mente fredda, questi pirati non ci appaiono più terribili come alla loro comparsa: sono due uomini come noi, e certamente non fra i migliori.

Non parliamo poi del bungabunghista.

Ho anticipato i tempi e li ho immaginati quando tra le mani stringeranno alcune asfittiche mosche cavalline.




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