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martedì 5 novembre 2013

Il flaccido prepotente pretende la grazia.

Durante il suo lungo periodo di governo è riuscito a non lasciare alcuna traccia positiva del suo andirivieni a palazzo Chigi: tracollo economico dell'Italia, sghignazzi, umiliazioni, truffe e scandali in dolorosa quantità, ma memoria di un atto di governo o di una riforma utili all'Italia non esiste.

Adesso che è alla frutta, invece, riesce giorno per giorno ad escogitare intralci al governo in carica ed al Quirinale per tentare una via di fuga dal carcere dove meritatamente dovrebbe soggiornare già da tempo.

Gli strumenti per attuare questi persistenti attacchi sono quell'accozzaglia di parlamentari destinati a seguirlo nella tomba dell'oblio politico.

Oggi è di scena la pantomina della grazia presidenziale, peraltro da lui mai chiesta e senza avere ancora iniziato a scontare la pena.

Ma quand'è che te ne vai, a' silvié!



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