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domenica 5 gennaio 2014

Il tic di Matteo

Sembra che per nascere in Toscana, terra di cani sciolti, ma grandi pensatori, artisti e scienziati che mai si sono tirati indietro quando è stata l'ora di cantarla in faccia al potere, alla scienza, alla chiesa oppure alla politica, si debba possedere un dna particolare.

Da Dante all'Aretino da Galilei a Machiavelli, tanto per citarne quattro, è tutto un ribollire di pensieri geniali e di invettive antiche cantate a cuor leggero e con massiva faccia di bronzo a potenti, scienziati e clero da soggetti spigolosi, forse ruvidi e poco portati al salamelecco.

Poteva il buon Matteo essere più diplomatico di Dante? No.
Poteva il buon Matteo rinunciare ad un personale "e pure si move"? No.

E' il bravo Fassina che, come sovente gli capita, sbaglia l'entrata a gamba tesa.

Forse c'è qualcuno che, per pigrizia mentale o per paura, cerca di non notare che le cose hanno preso a girare più velocemente e perde tempo a guardarsi le punte delle scarpe.

Un politico vero dovrebbe affrontare le difficoltà razionalmente, non con la fuga.





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