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domenica 14 giugno 2015

Matteo al Pirlùn, il legaiaolo multitasking

Ha incominciato a pretendere la leadership del centrodestra, ma il dito medio del silviaccio, unica sua cosa in grado ancora di ergersi, lo ha bloccato come un maligno colpo della strega.

Ha continuato pretendendo di sostituire Renzi al govermo, ma l'enormità della sparata ha spaventato anche il suo strafatto neurone sopravvissuto.

Ha poi provato a proporsi come sindaco di Milano avendo appreso che l'attuale titolare, Pisapia, non intendeva ricandidarsi: speranza delusa a stretto giro di posta dal diretto interessato.

Ha quindi esultato alla notizia del rinvio a giudizio di maroni, governatore (ebbene, si) della Lombardia, ma si sa che i tempi della giustizia non corrispondono a quelli di un ansioso e psicolabile pirla nella sua disperata ricerca di sé stesso, invana oltre che disperata. visto che anche la madre ogni volta che lui le si presenta gli chiede "matteo chi?".

Poi il truce grillo genovese gli ha perfidamente sussurrato "oé belìn, guarda che il PD sta commissariando Marino, il sindaco di Roma.

Poteva il segretario demens non fiondarsi a Roma per proporsi a futuro sindaco della città eterna?

Giammai, e lo ha fatto alla sua maniera.


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